Dati, tendenze, prospettive di un comparto economico trainante. Prodotto scelto per la celebrazione: il riso. Intervista al Presidente Fipe Michele Pozzobon

Con oltre 1200 imprese associate a Fipe, la più importante categoria della Confcommercio si appresta a celebrare - sabato 16 maggio - la giornata della Ristorazione, a pochi giorni dall’approvazione della legge nazionale che inserisce ufficialmente questa giornata nel nostro ordinamento.

Il prodotto scelto per questa quarta edizione è il riso, simbolo di una filiera che punta sulla qualità e sul contrasto allo spreco alimentare, uno dei pilastri etici di questa giornata.

Mentre la desertificazione commerciale cancella negozi storici, il calo demografico aumenta l’età media della popolazione, il comparto dei pubblici esercizi e ristorazione si conferma essere un settore che, sia a livello nazionale (+19 mila imprese), sia a livello provinciale, risulta in crescita - pur con un turn over alto - ed esprime fabbisogni occupazionali (si stima che manchino per l’intera provincia 10 mila nuovi addetti) grazie alla capacità di innovare e contaminare i format.

“Siamo orgogliosi- afferma il presidente di Fipe – Confcommercio Michele Pozzobon – di celebrare con il riso la Giornata della ristorazione. Il riso è un prodotto trasversale che si abbina ai piatti più iconici della tradizione, come risi o bisi o risotti stagionali, ma anche ai piatti più contemporanei ed estivi, grazie alle tante qualità del riso di cui disponiamo ed alle filiere locali. I ristoranti sono un’infrastruttura sociale che tiene e che si adatta ai cambiamenti sempre più repentini del mercato rispondendo alle diverse generazioni. A Treviso e provincia, i nostri locali sono la cartina al tornasole della nostra capacità di interpretare i cambiamenti degli stili di vita: pop, easy o tipici: i locali sono risorse e vita per le città. Stanno diventando laboratori esperienziali, luoghi di contaminazione (ceramica, smart working, arte) e spazi di ascolto anche tra generazioni. Le tradizioni tengono, soprattutto nella zona collinare, ma si ampliano e si trasformano i format nelle città. Il bar diventa tavola calda, la colazione un brunch, l’aperitivo una cena, la pasticceria un aperitivo, la pausa pranzo uno stacco smart ed intelligente. La ristorazione trevigiana è un intreccio di esperienze e storie che si sta ricollocando nel territorio, accogliendo gli influssi internazionali senza perdere la coerenza della tradizione. Abbiamo di fronte nuovi asset su cui investire: il primo è quello della tecnologia che, se ben sfruttata, amplifica e valorizza il nostro lavoro. Il secondo è quello delle piattaforme: tutto va affrontato senza pregiudizi e con massima fiducia”.

Al Beltrame di Vittorio Veneto prove tecniche di impresa