Il motto è molto chiaro: “distinguersi per non estinguersi. E poi: ogni bottega non è un’isola, dobbiamo diventare un arcipelago”. E’ stato questo l’incipit della prima “fiera della filiera corta”, organizzata oggi a Roncade (TV), da Fida-Confcommercio della provincia di Treviso (con la collaborazione del Gruppo Panificatori e di Fipe) presso la cantina “Anno Domini” per iniziare a creare nuove alleanze tra botteghe e far incontrare: alimentaristi (casolini), panificatori, esercenti, ristoratori, fruttivendoli e macellai con l’obiettivo di creare una rete locale in grado di promuovere nei negozi e ristoranti della provincia di Treviso le eccellenze locali, le piccole produzioni, i prodotti tipici, le lavorazioni artigianali a prezzi sostenibili con piccoli banchi, corner dedicati, spazi di promozione, vetrine allestite appositamente.
Ha portato il saluto il Presidente della Provincia di Treviso Marco Donadel che ha accolto l’iniziativa dei commercianti con molto favore ribadendo il valore aggiunto della bottega di vicinato nei paesi e nella città della provincia. Per Riccardo Zanchetta, presidente di Fida Veneto e Fida Treviso, l’obiettivo è prima di tutto quello di “conoscersi, creare consapevolezza del nostro valore, trovare modalità per promuoverci reciprocamente e iniziare a costruire una mappatura dei negozi di vicinato nella provincia di Treviso. Fida ne associa circa 460 nell’intero territorio con l’obiettivo di sostenere la rete di prossimità e di motivare all’apertura e al passaggio generazionale. Ogni bottega ha un valore ed una peculiarità, ma non è un’isola e il senso della fiera è di aumentare la conoscenza dei prodotti e costruire un arcipelago che potrà diventare un brand locale. Il panificatore può promuovere salumi e formaggi e cosi via.”
Nel corso del convegno è intervenuta la coach Tiziana Tronchin che ha declinato il tema delle alleanze tra esercenti superando il concetto di concorrenza e proponendo strumenti e declinazioni concrete: “una bottega rischia di sparire ma tre, cinque botteghe in rete diventano una destinazione attraente per cittadini, turisti, consumatori. E fare rete vuol dire organizzare serate ed eventi insieme, promuovere percorsi esperienziali, unire le forze, costruire una mappa unitaria delle botteghe, avere un QR code comune, studiare una tessera fedeltà unificante”.
Proposte che la condotta di Slow Food, rappresentata al convegno da Martina Tripi ha subito accolto dando la massima disponibilità a sostenere il commercio locale alimentare trasformando le botteghe in “locali amici” del cibo buono sano e giusto, bandiera dell’Associazione che potrebbe diventare un denominatore unificante e riconoscibile.
Al centro della fiera, la riflessione sul cibo, sulla sostenibilità, sui prezzi e sulla capacità di fornire al cliente tutte le informazioni sulla tracciabilità. L’ attenzione massima- ha affermato il presidente Zanchetta- è oggi tra cibo cibo processato e cibo non processato, criterio che domina le scelte di acquisto dei consumatori, sempre più informati e consapevoli”.
A monte del convegno, Fida ha commissionato un’indagine, realizzata da Format Research su 800 intervistati a luglio- che conferma che, nel Veneto e in provincia di Treviso, la spesa è frammentata (acquisti più frequenti) ed oltre il 95% dei consumatori valuta il rapporto qualità-prezzo, oltre il 91% è attento alla qualità degli ingredienti. Il gusto è il principale driver delle scelte alimentari (59%), seguito da salute e benessere (51%). Il 59% ritiene che ci sia un nesso diretto tra alimentazione e salute, ma i giovani under 35 esprimono più frequentemente l’idea che l’attenzione alla salute possa penalizzare il piacere di mangiare (55%), mentre nel 33% degli adulti appare più consolidata la possibilità di conciliare attenzione alla salute e piacere di mangiare. Gli intervistati si dividono tra chi attribuisce le scelte salutistiche a mode e tendenze (36%), chi le riconduce a evidenze scientifiche (33%) e, in terza battuta, chi le lega alla tradizione famigliare (24%). Restano marginali le motivazioni etiche (5%) e religiose spirituali (2%).
Quanto alle preoccupazioni sui cibi, i giovani under 35 sono più sensibili al tema delle microplastiche, mentre gli over 35 mostrano una maggiore attenzione verso antibiotici ed ormoni negli alimenti.
Guardando agli acquisti, persiste la differenza generazionale: negli ultimi 5 anni sono cresciuti gli alimenti salutari e percepiti come “naturali” come frutta secca (42%), legumi/proteine alternative 38% tra gli over 35, mentre gli under 35 si orientano verso prodotti percepiti come salutari ma più processati e funzionali allo sport come alimenti ad alto contenuto proteico (20%) o barrette (12%).
“Noi alimentaristi e rappresentanti del commercio di prossimità – ha concluso Zanchetta- vendiamo prodotti di cui conosciamo l’origine e la storia, pane fresco ed artigianale e non surgelato, prodotti di coltivazioni e stalle locali. Accorciamo le distanze e restituiamo qualità, servizio e fiducia, riduciamo gli sprechi perché nei nostri negozi si compra quello che serve realmente”.