“La petizione esprime disagio, ma serve una riforma. Spostare i saldi non salverà i negozi”
Federmoda Treviso a due settimane dallo start chiama ad una riflessione.
A due settimane dall’inizio ufficiale dei saldi estivi in Veneto (4 luglio) scatta in rete la petizione di posticipare le date di inizio saldi. La posizione di Federmoda, in Veneto ed in provincia di Treviso, è chiara ed unanime, assicura la presidente di Federmoda Treviso Beatrice Paludetti: “Spostare la data non salverà i negozi. Le petizioni esprimono disagio, e vanno ascoltate: ma sono le riforme a dover essere messe in campo. E sulle linee guida che la prossima riforma dovrà prevedere, la presidente Paludetti non lascia spazio a dubbi: diventa sempre più urgente elaborare e dare esecuzione ad una seria e scandita “politica industriale” a supporto dei negozi di tradizione situati nei centri storici, a cominciare da quelli della moda. È a rischio non soltanto la continuità economica e occupazionale di un comparto pur così importante, ma anche e soprattutto è a rischio il modello sociale e culturale delle nostre comunità e il sistema di valori di cui il negozio fisico è al loro interno insieme espressione e garanzia. Vanno con drammatica urgenza varate misure di sostegno a quei negozi e ai loro imprenditori che resistono tenendoli aperti in condizioni difficilissime, nonché misure di incentivazione ai giovani imprenditori che decidano di rilevarle. Vanno avviate politiche di rivitalizzazione dei centri storici e delle periferie a rischio degrado. Va fermata la proliferazione selvaggia di centri commerciali senz’anima e senza identità. Vanno aperti canali di agevolazione all’accesso al credito da parte dei commercianti in difficoltà. Vanno stipulate “alleanze di filiera” fra produttori e retailer della moda per rilanciare il vero Made in Italy”.
La questione saldi è cruciale per il comparto moda. Tre le grandi questioni aperte che Federmoda sta affrontando: quella del meteo (collegata alle date), quella delle piattaforme digitali e quella della frammentazione normativa. Da anni, il cambiamento climatico unito al cambiamento degli stili di vita dei consumatori, ha messo in evidenza come le date di inizio (primo sabato di luglio e primo sabato di gennaio) non siano considerate di “fine stagione” ma nel “pieno” della stagione, anche dal punto di vista meterologico. I dati dimostrano che finché il caldo non esplode gli acquisti estivi non decollano. Per i negozi fisici, i saldi durano 6 settimane e nei 30 giorni antecedenti la data di inizio, vige il divieto di vendite promozionali. Divieto che - e questa è la seconda questione - non esiste per le grandi piattaforme digitali che, a differenza dei negozi fisici, possono fare promozioni tutto l’anno creando squilibri nel mercato e incidendo sul cambiamento. La terza questione riguarda la frammentazione normativa: ogni regione può applicare le proprie date e le proprie regole. Per i consumatori veneti, basta prendere l’auto e spostarsi nella vicina Friuli per trovare regole diverse, senza alcun divieto di promozione nel periodo pre-saldi.
Appare quindi chiaro come il settore moda e fashion, penalizzato dalla crisi ciclica che colpisce il commercio da anni (nel 2025 hanno chiuso 675 negozi in provincia) abbia ora di fronte uno scenario in cui il problema non è solo la data di inizio dei saldi, ma la necessità di una revisione profonda dalla quale scaturisca la volontà di salvaguardare il negozio fisico di moda come presidio delle città e come valore imprescindibile della nostra cultura.
Federmoda ha avviato un’indagine sulle previsioni di spesa per i saldi che presenterà nei prossimi giorni.