Il decreto 1° maggio sul lavoro appena approvato, che introduce nuove misure, regolamenta il salario giusto, gli incentivi all’occupazione di donne e giovani sostenendone l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro, contrasta il “caporalato digitale” (ovvero lo sfruttamento generato dall’algoritmo), viene positivamente accolto in provincia di Treviso, un territorio all’avanguardia sindacale che solo pochi mesi fa ha siglato una innovativa intesa tra Parti Sociali e ANCL (Consulenti del lavoro) proprio per rafforzare la tutela del lavoro, elevare la contrattazione territoriale e fare fronte comune contro possibili fenomeni di "abusivismo contrattuale”.

In provincia di Treviso - dove il terziario conta oltre 35 mila imprese pari a circa il 64% dell’intero tessuto imprenditoriale extraagricolo (dati Format) - nella giornata nazionale del 1 ° maggio che celebra il lavoro- dichiara il Commissario dell’Unione provinciale e vicepresidente nazionale Giovanni Da Pozzo “è importante riaffermare il valore della rappresentanza. La contrattazione collettiva leader (quella sottoscritta dalle Organizzazioni maggiormente rappresentative), è lo strumento più efficace per garantire la competitività delle imprese e la protezione di lavoratrici e lavoratori. La sua corretta applicazione garantisce un lavoro equo e dignitoso a tutti, un adeguato sostegno all’economia del territorio, oltre che una buona occupazione: è un vero argine alla svalutazione del lavoro, alla possibile perdita di attrattività del settore e alla crisi di impresa. Nel decreto 1° maggio– conclude il Commissario Giovanni Da Pozzo - sono apprezzabili le disposizioni relative al salario giusto che rispettano e riconoscono il ruolo insostituibile delle organizzazioni comparativamente più rappresentative che da sempre determinano i trattamenti economici. La contrattazione collettiva si conferma essere la migliore garanzia di equilibrio tra tutele, produttività, welfare e necessità di modernizzazione”.

La giornata della ristorazione ora è legge